RACCONTO: LA GRANDE SVOLTA DI JOHNNY APPLESEED

 

Lui era lì seduto, ubriaco fradicio, stabile su quella sedia nell' angolo della stanza.

Aveva passato tutta la notte tra le chiappe di quella bionda prostituta austriaca, in

uno squallido appartamentino vicino al lungomare.

Si tolse le scarpe, prima la destra, come sempre, e notò quell' enorme buco nel calzino,

ma non ci fece neppure caso.

Puzzava di whisky e sesso lontano due chilometri e fu così che decise di farsi una doccia rigenerante e di lavarsi i capelli col suo shampoo preferito: Fructis al concentrato attivo di frutti.

Erano le 8 e 14 del mattino di non si sa quale giorno del calendario; ormai aveva persino dimenticato i giorni, tanto la sua vita era sempre uguale, ma si ricordava il mese: settembre,

un merdoso caldo settembre.

Scivolò sotto la doccia e mise la testa sotto l' acqua gelata...

Neanche il tempo di sciacquarsi e suonò il campanello di casa, due volte.

Dopo qualche bestemmia andò ad aprire.

Abbassò piano la maniglia e subito si sentirono le urla della ex moglie; si erano lasciati

un anno e mezzo prima e lui non le passava un soldo da mesi.

- Stai incazzata?-

Vaffanculo brutto figlio di puttana! Mi devi dare gli arretrati!

- Non li ho, calmati e parliamone-

Lei gli mollò un gran calcio tra le gambe e l' accappatoio gli arrivò fin dentro il buco del culo.

Cadde dolorante ripiegandosi per terra, mentre l' ex lo minacciava, poi lei sbatte la porta.

Johnny riprese fiato e partì un "ti venisse un colpo!! Troia!!!"

Si rialzò e rotolò fino in cucina, dove aprì una bottiglia di vino scadente e cominciò a pensare

e bere, a come era finito in quella situazione.

Anni prima le cose filavano abbastanza lisce, ma ora il mondo sembrava avercela con lui e l' ipotesi del suicidio lo aveva accarezzato più volte.

Il problema era che non riusciva ad escogitare il modo per farla finita con classe, cosa che

pensava l' aveva sempre contraddistinto, certamente ne aveva più di quei pochi e stupidi

amici che aveva, ma che ora non lo cercavano più.

Grazie al Cielo non aveva figli e questo per lui era un gran sollievo.

Aveva una madre ubriacona piena di soldi, ma che non gli passava mai un cent, due fratelli

che si facevano perennemente i cazzi loro e che si erano arricchiti fregando la gente con la loro faccia da culo, ma sposati e di conseguenza cornuti.

Johnny Appleseed aveva a malapena i soldi per andare a puttane una volta ogni due mesi.

Andò a dormire con la bottiglia di vino, accese il suo malandato hi-fi e piazzò su i grandi

Pearl Jam.

Gli si chiusero quasi immediatamente gli occhi e cadde quasi in coma.

Si svegliò verso le 15 e 30, ma si ricordò di aver sognato Federica Fontana e meditò un minuto

il perchè quell' angelo era passato per la sua testa ubriaca mentre dormiva.

Si alzò, spense lo stereo e si trascinò verso il bagno dove, trovato il suo spompo arnese, partì una

pisciata lunga tre minuti; lavata la faccia, scoreggiato ( i denti li lavava solo la sera ), tornò a sedersi sul letto dalle lerce lenzuola.

John era convinto che cambiare i lenzuoli spesso era roba da ricchi e lui nei suoi odori ci stava bene; ancor meglio gli acari del suo cuscino e del suo materasso, che erano sempre in festa e            avevano generato una stirpe più prolifica di quella di Abramo.

Ogni tanto il nostro sfogliava la Bibbia così, per puro divertimento; aveva capito che erano tutte cazzate propinate dalla chiesa cattolica per i propri scopi di lucro.

Si vestì.

Scarpe da tennis, jeans, maglietta Ralph Lauren scroccata allo zio ricco (anche lui non gli dava mai mezzo cent ) e uscì di casa. Il suo badget era di 5 euro.

Prese il motorino, un Honda SH rosso del '92 e si diresse verso il suo bar preferito per il suo irrinunciabile caffè, macchiato e senza schiuma, naturalmente.

Gli facevano ancora male le palle per il calcio della ex moglie, ma lui alle botte ci era abituato,le aveva sempre prese, soprattutto dalla madre. Infatti Johnny da piccolo prendeva bastonate nelle gambe e nella schiena perchè rubava caramelle cioccolate e macchinine ai tabacchi e nei supermercati, ma questo era un vizio che non aveva ancora perso.

" Farò i conti con DIO! ", pensava sempre lui, e diceva che il PADRE ETERNO era suo amico, ma chissà perchè, non lo aiutava mai.

Entrò nel bar non facendo caso a quella bella signora che l' aveva notato.

I suoi pezzi preferiti di Vasco erano "jenny è pazza " e "un gran bel film ". Caffè, pasta alla ricotta, poi il suo sguardo incrociò il banco del superenalotto. Si diresse verso le schedine, ne prese una da un euro e cominciò a mettere i pallini sui numeri a caso. Finì di compilare la schedina, pagò si fece una sigaretta e tornò a casa in gran fretta:gli scappava da cagare e per lui cagare era la vita , più che scopare, sicuramente.

Il  suo gatto nero e bianco, Joe strummer ( chiamato così in onore del compianto punk rocker ), lo aspettava fuori dalla porta; quello era l' unico essere vivente che gli voleva bene. Johnny era arrivato e pensava di essere un illuminato, una specie di maestro spirituale: aveva compreso che Dio sta in ogni atomo e di conseguenza anche dentro di lui e si faceva delle gran chiacchierate con il SIGNORE, ma per lui era normale da molte incarnazioni, gli confidò una mattina il PADRE. Appleseed non aveva mai voglia di fare un cazzo, a parte farsi le seghe.

Pensava sempre alle stesse donne, ad una aveva dedicato milioni di sedute masturbatorie e non se la poteva prendere di non averla mai scopata anche se c' era andato vicino diverse volte; lui stava cercando in fondo se stesso, ma ormai ci aveva rinunciato e i soldi per psicologi e psichiatri non ne aveva più.

I Nomadi cantavano " ma lassù mi è rimasto DIO ". John aveva DIO da tutte le parti, ma erano dieci anni che gli dava dei gran calci nel culo. La depressione gli aveva rubato la gioventù.

Guardò il suo calendario di Adriana Volpe e vide che era un martedì. Cagò e si ributtò sul letto, anche perchè la giornata era bella che finita. Ascoltò un po’ i Deftones, poi si addormentò di nuovo e dopo un pò cominciò a sognare.

Lui amava i sogni e ringraziava sempre DIO quando gli faceva sognare Simona Ventura o Federica Moro.

Johnny si definiva anarchico, anche se non sapeva cosa significasse, ma lui gli sembrava di aver capito che gli anarchici fanno quel cazzo che gli pare e che odiano le forze dell' ordine e lo stato.

Anche lui la pensava così, ma era un tipo tutt' altro che violento.

Si alzò due ore dopo agitatissimo e aprendo il cassetto trovò l' ultimo tocco di fumo rimasto e non ci pensò su prima di scaldarlo e rollarsi un tapis.

Accese quella che lui definiva la sua " arma a due casse " e sparò i Tool a tutto volume, mentre i vicini, abituati a quel frastuono, parlavano delle loro piante. Le loro cazzate, pensava lui.

La sua ultima fiamma dai capelli rossi non si faceva sentire da giorni ed era adirata, anzi, molto incazzata e delusa, perchè credeva che Appleseed le faceva le corna con la vicina di casa.

A lui Veronique mancava, e parecchio: era l' unica che gliela dava gratis, ma in fondo le voleva anche bene e cucinava che DIO la mandava.

Aveva speso tutti i soldi rimasti per farle un regalo di riconciliazione: un set di bicchieri di cristallo con relativa bottiglia e lettera romantica con tanto di conchiglie dentro la busta.

John diceva sempre di sé. Ho un cuore che è una bomboniera!

Le telefonò appena finito il tapis e la convinse a farsi offrire una pizza.

- Ti devo parlare, mi sento male,maledettamente depresso-

Questa era la miglior tattica per sciogliere Veronique; poco tempo prima il SIGNORE gli aveva confidato che lei era stata sua madre in Cina nel 457 d.c. e che lei lo aveva amato tanto, anche se l' aveva fatta ammattire parecchio. Lei acconsentì e Johnny pensò subito alla scopata del dopo pizza.

Lo venne a prendere con il suo Cheerokee nero e andarono verso le colline. La sua donna era ricca e lo manteneva da quasi un anno, cosa che a lui non dispiaceva affatto, anche se tutti gli dicevano di andare a lavorare e smetterla di fare l'accattone, ma quello era il suo sport preferito.

Dopo fumare Benson & Hedges American Blue, naturalmente!

Pizza al salame piccante e birra media per lui, ortolana e vino per lei.

John aveva cominciato a parlare e coi suoi modi da vecchio marpione stava convincendo la sua preda a cedere, cosa successa in passato una decina di volte; tutto perchè lui sparava balle enormi e Veronique di tanto in tanto lo beccava. Normale routine.

Dopo mangiato Appleseed le diede lettera e regalo. Anche questa volta era stato perdonato e si avviarono verso casa della sua donna per un' altra furiosa scopata e stavolta si sarebbe scherzato meno, infatti ad ogni stop scattava una tremenda erezione e a Johnny ribolliva il sangue.

Il vecchio Joe ne fece solo una ma lunga, poi si accasciò con una birra sul divano ad ascoltare "karma police" dei Radiohead, scoreggiò e si addormentò ancora pensando che un altro fottuto giorno sulla terra era finito, mentre Veronique si faceva il bidet e rifletteva sul perchè stesse con un coglione simile.

Lei meditava sul giorno dopo, lui sul suo ultimo; aveva 34 anni ed era già stanco di vivere. Mercoledì.

Era un caldo schifoso e si svegliarono tutti sudati. Lui non baciava mai le donne la mattina: c'era rimasto male molti anni prima quando si avvicinò alla bocca di una delle sue prime ragazze e mangiarsi un pezzo di merda sarebbe stato una passeggiata.

Lentamente e a uccello bazzotto s' incamminò verso il bagno per pisciare, ma a sua insaputa, quel giorno sarebbe stato particolarmente sfigato per lui.

Veronique dormì come sempre fino alle undici, intanto Johnny aveva strimpellato la chitarra che le aveva venduto mesi prima per farsi il ponte ai denti, che peraltro doveva ancora finire di pagare.

-Ciao amore, come và?-

Hai dormito tutto dalla mia parte stanotte e mi hai dato anche dei calci.

-Scusa, non volevo, andiamo a fare colazione al bar?-

Ok, mi lavo e mi vesto.

Appleseed non aveva nemmeno la patente, gliela avevano sospesa per crisi ansiose alla guida, ma a 34 anni prendeva già la pensione d'invalidità (era invalido all'80 %) per motivi di salute mentale:gli psichiatri lo avevano diagnosticato schizo-affettivo, instabile d'umore e pure border line.

Ogni settimana lo rincorrevano con l' iniezione di serenase e le pasticche di litio al centro di salute mentale, ma John si rifiutava di farsi dare quella merda artificiale: preferiva bestemmiare o pregare, a seconda di come gli girava:  quello era per lui il miglior metodo per vincere il suo male.

Aveva buttato nel cesso anche i fiori di Bach e viveva sanamente la sua pazzia.

Debiti e nodi karmici, si consolava lui pensando a storie strane e chiedendo al SIGNORE come e chi era al tempo di Gesù Cristo; infatti DIO gli aveva detto che era un suo amico, ma non gli voleva dire esattamente chi. Chiaramente Joe non si ricordava niente di questa incarnazione!

- Veri, sei pronta?-

Si arrivo, và a buttare l' immondizia!

-Si amore, -e mentre s'incamminava verso il cassonetto la mandò a fanculo sottovoce.

Presero la macchina e tornarono in città.

Eppure Johnny viveva sulla Terra, ma gli sembrava di camminare sulla gelatina. Si ricordava dell' asfalto solo quando s ' incrostava col suo motorino, cosa che succedeva spesso, pensava tra se e se durante il tragitto verso il bar.

Dopo colazione i due si salutarono e Appleseed s' incamminò naturalmente verso la sua meta: il letto di casa. Svolazzava 30 centimetri da terra e intanto guardava alberi, palazzi, il sole.

Vedeva il PADRE in tutte le cose e si domandava spesso quando avrebbe cambiato pianeta, perchè era stanco di reincarnarsi sempre sulla terra, anche se trovava nel sesso e nel cibo un buon motivo per vivere, a parte i terrestri...

Arrivò a casa e accese subito lo stereo e mise su i mitici Superchunk, si tolse le scarpe, si buttò sul letto e si accese una sigaretta. Fumava due pacchi e mezzo al giorno.

Incominciò subito il suo lavoro: fissare il soffitto a più non posso fino a diventare una parte del muro e questo due volte su tre gli riusciva.

A Johnny gli anormali sembravano gli altri, li vedeva litigare per niente e fare sempre a gara per chi era migliore; tredici anni prima si era preso una testata nei denti da un delinquente riminese fuori da una discoteca e non gradiva più trovar da dire, anche perchè, se litigava, state certi che s' imbatteva in qualcuno che minimo faceva karate, cintura nera terzo dun.

Ore 20.15. A Joe cadde il portafogli (che era sempre depresso anche lui) e si ricordò della sua giocata al superenalotto. Prese la schedina e accese la televisione, l' elettrodomestico del diavolo, come la chiamava lui.

Quella megafiga di Sabina Stilo cominciava a leggere i numeri vincenti.

7-24-45-68-71-72. Numero jolly 36.

Ad Appleseed stava per venire un ictus. I 5 + 1 vincono tredicimilioniquattrocentocinquantasettemilaottocentododici euro!

Lui si alzò e andò in cucina con la schedina nelle mutande.

Aprì una nuova bottiglia di vino scadente e si attaccò alla canna. Tre sorsi e la finì.

Tornò in camera e mise su gli u2: " staring at the sun ". Aveva vinto. Era milionario.

Ora aveva un settecentesimo dei soldi di Montezemolo, ma per lui potevano bastare!

Cominciò a domandarsi cosa potesse fare con quel denaro, ma a parte comprarsi un milione di stecche di sigarette, non gli venne in mente niente. Era decisamente in crisi. Quando era nervoso si toccava il pacco e si martoriava le unghie. Quello era uno di quei momenti.

Mise la schedina vincente nel suo ora euforico portafogli, uscì di casa e prese il motorino, che lui chiamava "bombaccia" e si diresse verso il tetto del mondo per ringraziare DIO.

Arrivò in cima a quello strapiombo e guardò il mare di sera. Vicino a lui c' era un campo erboso pieno di lucciole che illuminavano più dell' Enel. C'era vento. Johnny alzò la schedina al Cielo per santificare quest'ultima e il SIGNORE, quando sentì una voce che gli sussurrò: buttati giù, ti aspetto in paradiso.

Appleseed ci rimase di merda e si domandò che cazzo gli stesse chiedendo il PADRE.

Già in passato per LUI si era buttato nel porto della città nudo, alle tre del mattino e per giunta a febbraio. Non solo. Due anni dopo era finito grazie alle voci nel fiumiciattolo della città a menare l'acqua con un bastone di metallo. Per questi motivi e altri Appleseed era considerato il più matto della città e le sue strane imprese erano conosciute anche nelle città limitrofe.

Senti un po’ DIO, stavolta non mi freghi. Non Ti sembra di avermi massacrato abbastanza?

-Hai ragione John, scherzavo, vai in pace amico mio-

Grazie PADRE.

Appena finito di ringraziare, inciampò e cadde nel vuoto. Mentre precipitava riuscì a formulare un ultimo pensiero: SIGNORE ti amo...ma  VAFFANCULO!!!!!!!!!!!!

Non sentì neanche l' impatto con gli scogli, una specie di Vanilla sky. Si risvegliò su una strada. Dopo due minuti si fermò una Jaguar blu notte. Si abbassò il finestrino e uscì la testa di Padre Pio che gli disse. -salta su che ti porto al tabacchi a comprare le sigarette-.

Johnny si tolse una caccola, l'attaccò al finestrino e salì.